La guerra delle valute e il declino del dollaro

Il destino imminente del mondo finanziario globale e come gli Stati Uniti possono combatterlo

James Rickards mercati capitali Wall StreetJames Rickards, direttore della National Intelligence e top advisor sui mercati dei capitali di Wall Street, ha partecipato nel 2009 ad un gioco di simulazione di economia con l’aiuto della Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. L’obiettivo del gioco era quello di conoscere ed esplorare i possibili risultati della “guerra finanziaria globale”. Dopo la simulazione Rickards ha affermato che gli Stati Uniti sono soggetti ad attacchi di altri Paesi, in quanto, come molte nazioni, tendono ad accumulare oro influenzando il predominio di una nuova valuta. Le sue predizioni sembrano trovare un riscontro concreto nell’appello lanciato dal governatore della Banca Popolare Cinese, Zhou Xiaochuan, riguardante la sostituzione del dollaro come moneta di base utilizzata nel commercio internazionale. Inoltre, proprio il mese scorso,la Cinaè diventata il terzo Paese al mondo ad avere depositi in oro, influenzando di fatto gli investimenti nel dollaro.

La perdita di fiducia nel dollaro implicherebbe la fine del ruolo primario degli Stati Uniti nell’economia mondiale. A tal proposito Jim Rogers, uno degli investitori più influenti noto per aver distribuito cedole pari al 4,200 % nel suo Quantum Fund, ha consigliato agli operatori di spostare una parte dei loro investimenti in dollari nella valuta renminbi cinese. Secondo Jim Rogers il dollaro perderà il suo predominio nei prossimi 20 anni indebolendosi fino al 500% nei confronti della valuta renminbi. Prima che ciò accada, gli Stati Uniti hanno bisogno di ripristinare la fiducia nei confronti degli investitori attraverso due possibili soluzioni proposte da Rickards.

La prima soluzione è rappresentato dalla stampa di DSP (Diritti Speciali di Prelievo). I DSP sono un particolare tipo di valuta complementare sostenuta dal Fondo Monetario Internazionale. Il valore dei DPS è ricavato da un paniere di valute nazionali il cui scopo è quello di rimpiazzare l’oro nelle transazioni internazionali. I proprietari di DSP vantano crediti per asset non aurei nei paesi membri dell’FMI.

La seconda soluzione, la più ragionevole, è ristabilire un valore standard dell’oro con un prezzo non deflazionistico intorno ai 7,000 – 10,000 dollari l’oncia. Ciò può sembrare inverosimile visto che al momento un’oncia d’oro costa circa 1,300 dollari, tuttavia, secondo Rickards, questa soluzione rappresenta l’unico modo per riequilibrare il mercato dell’oro. Ad ostacolare questa possibile soluzione ci sono quegli investitori legati al prezzo dell’oro, che sostengono, erroneamente, l’impossibilità del mercato di soddisfare la domanda.

Se gli Stati Uniti decidessero di ritornare al valore standard dell’oro, il prezzo del bene non scenderà al di sotto dei 7,000 dollari; in questo caso gli investitori riceverebbero senza dubbio ritorni consistenti. Per saperne di più sulla caduta del dollaro, è possibile leggere il libro di RickardCurrency Wars e il suo sequel “The Death of Money”, il cui lancio è previsto in aprile 2014. Per approfondimenti e maggiori informazioni sul ruolo dell’oro in tempi di incertezza economica, vi invitiamo a consultare BullionVault.

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